Tempo di lettura: 2 min #diritto #immigrazione #permessodisoggiorno #ritardopubblicaamministrazione
Hai presentato presso la Questura domanda per il rilascio di permesso di soggiorno. Sono trascorsi mesi ed ancora nessuna novità. Cosa fare?
Non tutti sanno che la Pubblica amministrazione è tenuta a rispettare un preciso termine di legge per rilasciare il permesso di soggiorno.
Questo termine è stabilito dall'art. 5, comma 9, T.U. Immigrazione che recita “Il permesso di soggiorno è rilasciato, rinnovato o convertito entro sessanta giorni dalla data in cui è stata presentata la domanda, se sussistono i requisiti e le condizioni previsti...”.
Cosa puoi fare, dunque, se il tuo permesso tarda ad arrivare?
Se hai tutti i requisiti per ottenere il permesso di soggiorno e sono trascorsi più di sessanta giorni dal momento di presentazione della domanda, ti consiglio di rivolgerti ad un legale per sollecitare l'evasione della tua pratica.
L'invio di una lettera di diffida e messa in mora da parte di un legale si rivela un buona strategia per indurre la Pubblica Amministrazione a trattare con priorità la tua pratica, specie allorquando le si rappresenta la volontà di agire giudizialmente per tutelare i propri diritti in caso di perdurante inadempimento.
Decorso il termine previsto dall'art. 5, comma 9, T.U. Immigrazione, infatti, l'interessato potrà proporre ricorso nanti al Tribunale Amministrativo Regionale territorialmente competente entro un anno dalla scadenza del termine di sessanta giorni.
Il Tribunale potrà ordinare alla Questura di pronunciarsi sulla richiesta di rilascio del permesso di soggiorno obbligando la Pubblica Amministrazione ad adottare il provvedimento conclusivo del procedimento.
Qualora il ritardo della PA abbia procurato un danno all'interessato e questi ne faccia domanda, il Tribunale potrà condannare la Pubblica Amministrazione al risarcimento danni e alle spese del giudizio.
Ben si comprende che in casi simili l'Amministrazione sarà naturalmente incentivata ad evadere la pratica onde evitare di incorrere in una condanna.